Protesta

La protesta dei ristoratori veronesi: “Il 7 e l’8 gennaio restiamo chiusi”

Si stima che 8 esercizi su 10 non riapriranno.

La protesta dei ristoratori veronesi: “Il 7 e l’8 gennaio restiamo chiusi”
Economia Verona Città, 06 Gennaio 2021 ore 10:16

Il nuovo Decreto che sarà in vigore dal 7 al 15 gennaio 2021 permetterà ai pubblici esercizi di aprire fino alle 18 ma FIPE Confcommercio Verona non ci sta.

La “rivolta”

“Una presa in giro che dimostra una volta di più la totale mancanza di conoscenza del nostro settore. Ma noi non ci stiamo e restiamo chiusi”.

E’ il commento sferzante di Fipe Confcommercio Verona al Decreto legge in vigore dal 7 al 15 gennaio 2021 che concede ai pubblici esercizi quindi dai bar ai ristoranti, la possibilità di rialzare le serrande per appena due giorni, il 7 e l’8 gennaio 2021 fino alle ore 18. Una decisione che non va bene agli esercenti veronesi che hanno deciso di far sentire la propria indignazione. Paolo Artelio, numero uno degli esercenti veronesi di Fipe Confcommercio Verona ha affermato:

Stimiamo che 8 esercizi su 10 non riapriranno, il gioco non vale la candela. Forse riapriranno i locali di piccole dimensioni e quelli che lavorano con i pranzi di lavoro: per gli altri il gioco non vale la candela, le spese supererebbero gli introiti e non è certo il momento di sprecare risorse. Il nostro settore è gravemente compromesso dai recenti provvedimenti e dal forzato lockdown di Natale – continua Artelio – Tra Verona e provincia stimiamo un crollo di fatturato, per il 2020, tra il 60 e l’80% a seconda delle zone e delle tipologie di attività”.

Dinamiche complesse

Leo Ramponi presidente dell’Associazione Ristoratori di Confcommercio Verona ha spiegato:

“Quasi un centinaio di pubblici esercizi circa del centro città, compresi tutti i ristoranti tipici ha già deciso che il 7 e l’8 resterà chiuso. Riavviare l’attività richiede tempo per preparare, pulire, mobilitare la linea produttiva; inoltre lavoriamo con materie prime deteriorabili in pochi giorni, che se non utilizzate, vanno buttate. Dinamiche relativamente complesse ma evidentemente per nulla chiare al Governo. E mentre tutti o quasi possono aprire l’attività, anche il sabato e la domenica, comprese realtà produttive e commerciali che non vendono generi di prima necessità noi siamo condannati all’oblio. Intanto continuiamo a pagare gli stipendi e a sostenere ingenti costi fissi”.

Costi superiori degli incassi

Emanuel Baldo, vicepresidente Fipe-Confcommercio Verona e rappresentante del settore bar ha spiegato:

“L’apri e chiudi a singhiozzo è deleterio e quasi offensivo per le aziende, perché impedisce di avere una progettualità e gestire il personale e le derrate in maniera fluida. Tutto diventa estremamente complicato e impegnativo, al tirar delle somme i costi sono superiori agli incassi e si rischia di generare uno spreco alimentare importante. Ancora una volta questo governo si dimostra totalmente avulso dalla realtà imprenditoriale e commerciale: sembra ci faccia aprire qualche ora per due giorni giusto per darci un contentino. Ma non si fa così. E’ una pagliacciata: ogni provvedimento, ormai, è peggiore del precedente”.

E Davide Veneri del direttivo Fipe-Ristoranti ha aggiunto:

“I ristoranti, ma anche i bar, le pasticcerie, le gelaterie, non sono interruttori che si possono accendere e spegnere a piacere. Chi legifera non ha la più pallida idea di come si fa impresa; programmare e avere una prospettiva di ampio respiro è indispensabile per chi svolge la nostra attività. In nessun altro Paese si legifera alla giornata, oggi per domani. Bisogna che il Governo pensi anche agli imprenditori, ai lavoratori che non hanno tutele, ai non garantiti. E che a livello locale ci vengano riconosciute riduzioni di imposte e tariffe”.

Anche il delivery è in difficoltà

Per quanto riguarda il delivery, aggiunge Fipe-Confcommercio Verona, il successo del primo lockdown si è sgonfiato: non c’è più l’elemento della novità e l’entusiasmo è scemato. Ricevere il cibo a casa non è come consumare il pasto al ristorante, che è anche un’esperienza sociale. “E alcune realtà meno qualificate ne approfittano per operare in maniera borderline”, commenta Ramponi. Paolo Artelio ha concluso:

“Ora serve un piano organico di interventi per le imprese della ristorazione e i bar, che contribuiscono in modo determinante all’economia e all’immagine del Paese, nonché al successo delle filiere strategiche legate al turismo e all’agroalimentare italiani. Gli indennizzi finora arrivati sono ampiamente insufficienti, e il differimento delle scadenze fiscali, a fronte di introiti azzerati, è una beffa”.

Ma la “partita” non è solo economica e Fipe-Confcommercio Verona conclude con un appello:

“Il nostro settore ha sempre seguito responsabilmente le prescrizioni richieste per combattere l’emergenza Covid, ora ci aspettiamo che la medesima responsabilità venga fatta propria dalla politica nell’adottare linee e procedure utili a rendere efficace e veloce la campagna di vaccinazione, programmando senza disperdere tempo: è questa la grande sfida”.

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