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Educazione alle emozioni

Gli studenti dell’IC “Berto Barbarani” di Minerbe contro il pregiudizio e lo stereotipo di genere

Intervenire sui giovanissimi significa favorire un cambiamento culturale e combattere gli stereotipi e i pregiudizi legati al genere, prima che questi vengano trasmessi dalla società e prima che si traducano in episodi di violenza di genere. 

Gli studenti dell’IC “Berto Barbarani” di Minerbe contro il pregiudizio e lo stereotipo di genere
Scuola Legnago e bassa, 08 Marzo 2021 ore 11:57

L’IC “Berto Barbarani” di Minerbe con le classi seconde della SSPG ha aderito dal 22 febbraio al 3 marzo 2021, attraverso la piattaforma Meet di GSuite, al percorso di “Intelligenza emotiva”, una vera e propria educazione alle emozioni, alla pari dignità di genere, al riconoscimento e rispetto dei diritti della donna.

Contrastare il fenomeno della violenza sulle donne

Anche per l’anno scolastico 2020-2021 la Regione del Veneto ha patrocinato l’iniziativa dei “Voucher educativi” per promuovere nelle scuole qualificati percorsi della durata di 4 ore, distribuite nell’arco di 2 incontri, con il fine di sensibilizzare, prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne nel territorio regionale. La referente per la prevenzione e lotta al bullismo e al cyberbullismo dell’Istituto, Elena Tavellin ha spiegato:

“Il percorso nelle classi infatti ha approfondito la tematica dell’alfabetizzazione emotiva e del riconoscimento dei pregiudizi e degli stereotipi culturali come forma di prevenzione della violenza di genere. Ha mirato a far acquisire ai giovani la stabilità emotiva necessaria per rafforzare la propria personalità, contemporaneamente dare loro le conoscenze per riconoscere le influenze negative sociali e culturali. Questi stereotipi sono particolarmente presenti nei social utilizzati da ragazzi e ragazze in un’età vulnerabile“.

Giovani esposti online

Lo scorso anno, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, IPSOS ha realizzato una ricerca (su un campione di ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni) per Save the children per indagare la percezione degli stereotipi di genere nelle opinioni e nei comportamenti degli adolescenti in Italia.

Il mondo virtuale restituisce uno scenario in cui il 39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine.

Tra le ragazze, il 41% ha visto postare dai propri contatti social contenuti che l’hanno fatto sentire offeso e/o umiliato come donna, e un 10% si è sentito maggiormente esposto durante il lockdown. Tavellin ha puntualizzato:

“Ecco perché l’IC ‘B. Barbarani’ di Minerbe ha riservato a tutti gli studenti e le studentesse delle classi seconde della Scuola Secondaria di Primo Grado di Minerbe un laboratorio formativo, ‘Intelligenza emotiva’, realizzato da Amici del villaggio, un’associazione di Promozione Sociale, che dal 2006 è sempre a fianco dei bambini e dei giovani per aiutarli a crescere secondo i principi della Convenzione Internazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e per dare loro le migliori opportunità di sviluppo personale”.

Affrontare le emozioni

La scuola ha riservato ai suoi studenti quattro ore formative organizzate in due incontri. Il primo è stato una vera alfabetizzazione emotiva. Molti giovani hanno difficoltà ad affrontare o decifrare le loro emozioni, non hanno gli strumenti né la conoscenza necessaria. Tavellin ha spiegato:

“Non sapendo cosa fare, vivono in confusione, scelgono di annullare le emozioni, chiudendole in un cassetto o pensando di controllarle attraverso pericolose dipendenze, peggio ancora con la violenza. Si sentono incompresi da genitori ed amici, quando la velocità del cambiamento sociale è diventata regola. A volte, guardano a modelli di comportamento mediocri e privi di valore, quando non aggressivi. Modelli di uomini che trattengono l’affetto, aggressivi verso le donne e che trattano con violenza le loro madri. Sono mali sociali e indicatori di malessere emozionale, evidenti soprattutto fra i giovani. Uno strumento utilizzato è stato il ‘MoodMeter’, un grafico cartesiano da tenere in classe come un termometro o un sensore. I suoi due assi corrispondono alle due componenti principali di uno stato emotivo: l’energia che si sente di avere e lo stato del proprio umore. Ha lo scopo di insegnare agli allievi e alle allieve ad avere consapevolezza di sé e di percepire la consapevolezza sociale, identificando, con un’attività ludica, dove sono posizionati emotivamente, consentendo al contempo di capire quanta strada devono ancora fare per raggiungere un buono stato emotivo”.

Affrontare e decostruire gli stereotipi

La referente per la prevenzione e lotta al bullismo e al cyberbullismo dell’Istituto ha poi spiegato:

“Il secondo incontro si è incentrato sulle differenze di genere che emergono e sono incoraggiate quotidianamente in molte situazioni, ad esempio nella gestione dei giochi e nel movimento, nella selezione o nella competizione. Parlarne, consente di fare emergere la situazione a livello cosciente e di problematizzarla. Il tutto è stato mediato dalla proiezione di un breve filmato sul tema dello stereotipo che ha cercato di evidenziare cosa succede in ambito scolastico, seguito da un brainstorming sui temi dello stereotipo e del pregiudizio. La seconda attività ha sollecitato ragazzi e ragazze ad affrontare e decostruire gli stereotipi di genere a partire da un semplice gioco, evidenziando i ruoli di genere e gli stereotipi che vengono creati e applicati dalla società, compresi i media, e riconoscendo l’impatto negativo dei rigidi ruoli di genere.
Gli studenti e le studentesse hanno capito che uno stereotipo non si basa su una conoscenza di tipo scientifico, ma piuttosto rispecchia una valutazione che spesso si rivela rigida e non corretta dell’altro, in quanto, attraverso lo stesso stereotipo, si tende ad attribuire in maniera indistinta determinate caratteristiche a un’intera categoria di persone, trascurando cioè tutte le possibili differenze che potrebbero invece essere rilevate tra i diversi componenti di tale categoria. Si tratta di una forma imprecisa di conoscenza perché non coglie né le differenze all’interno del gruppo da esso definito né l’evoluzione a cui il gruppo stesso è inevitabilmente soggetto. Per il modo in cui viene costruito, finisce pertanto con il cristallizzare l’immagine di una realtà che è invece in movimento. Da qui nasce il pregiudizio”.

La finalità dell’IC “B. Barbarani” è da sempre quella di contrastare la formazione di stereotipi nelle classi, prima incubatrice di ogni comportamento e pensiero. Intervenire sui giovanissimi significa, infatti, favorire un cambiamento culturale e combattere gli stereotipi e i pregiudizi legati al genere, prima che questi vengano trasmessi – anche inconsapevolmente – dalla società e prima che si traducano in episodi di violenza di genere. Fondamentale, a casa, sarà il ruolo della famiglia, cornice ideale per proseguire e sostenere l’attività di informazione e sensibilizzazione avviata a scuola.

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