Olimpiadi invernali

La fiaccola olimpica illumina Verona: un israeliano e un palestinese corrono insieme per la pace

Da Piazza Bra parte il viaggio verso Milano-Cortina, tra i tedofori anche Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, uniti da una storia di dolore e riconciliazione

La fiaccola olimpica illumina Verona: un israeliano e un palestinese corrono insieme per la pace

La fiamma olimpica ha acceso la città di Verona, domenica 18 gennaio 2026, dando ufficialmente il via al suo viaggio in Veneto. La città che ospiterà la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Milano – Cortina 2026 e l’apertura delle Paralimpiadi ha fatto da cornice a un evento carico di emozione e significato. In un’affollatissima Piazza Bra, ad accendere il braciere sono stati due ori olimpici veronesi: Sara Simeoni e Fulvio Valbusa.

Ma tra i momenti più intensi della serata, ce n’è stato uno che ha superato lo sport per trasformarsi in un messaggio universale.

I tedofori della pace: due storie, un solo messaggio

A portare la fiaccola sono stati anche Maoz Inon e Aziz Abu Sarah: uno israeliano, l’altro palestinese. Uniti non solo dal gesto simbolico, ma da una storia personale segnata dal dolore. Maoz ha perso entrambi i genitori nell’attacco del 7 ottobre 2023. Aziz ha perso il fratello dopo un periodo di prigionia e maltrattamenti. Due vite spezzate, due ferite profonde.

Eppure, entrambi hanno scelto una strada diversa: quella del perdono.

“Abbiamo scelto di perdonare. Scegliendo il perdono, scegliamo la libertà e decidiamo di plasmare il futuro”

Raccontano a La Repubblica di Bologna. Il loro incontro è nato sui social, l’8 ottobre, quando Maoz lanciò un messaggio di dolore e disperazione. Fu Aziz a rispondere. Da lì è nata un’amicizia che oggi li porta in giro per il mondo a testimoniare che la pace non è un’utopia.

“La pace per noi è come l’acqua, è essenziale per vivere”,

dice Aziz. E Maoz aggiunge:

“Siamo sognatori, ma con una strada tracciata. Vogliamo arrivare alla pace entro il 2030”.

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La loro corsa con la fiaccola a Verona arriva in una città dove un anno e mezzo fa si erano abbracciati davanti a Papa Francesco. Un gesto che, come ha detto Aziz,

“rompe gli stereotipi e dimostra che la pace è possibile”.

Non solo in Medio Oriente, ma anche in Ucraina, Iran, Sudan e Venezuela.

Stefani e Tommasi: “La fiamma come simbolo di pace”

A sottolineare il valore simbolico della giornata è stato anche il presidente della Regione, Alberto Stefani, che sui social ha affidato il suo messaggio a una sola parola: pace.

“Che questa parola illumini non solo il percorso verso le Olimpiadi e le Paralimpiadi, ma quello dell’intera umanità”

Ha scritto, richiamando lo spirito di Milano-Cortina 2026 come occasione non solo sportiva, ma anche profondamente umana.

Soddisfatto anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che ha voluto ringraziare tutta la macchina organizzativa per la riuscita dell’evento:

“Questa è una vera medaglia olimpica per Verona. La presenza di Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, protagonisti dell’Arena di Pace, ha dato un valore speciale a questo momento: hanno portato insieme la Fiamma e incontrato la cittadinanza, trasmettendo il significato più profondo dei Giochi Olimpici e Paralimpici”.

Da Piazza Bra il viaggio della fiamma in Veneto

Il percorso della fiaccola è iniziato nel pomeriggio: circa duecento metri per ogni tedoforo, accompagnati da un pubblico numeroso e partecipe lungo tutto il tragitto.

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Tra i protagonisti anche una veronese di Bosco Chiesanuova, due volte medaglia d’oro olimpica nella mountain bike: Paola Pezzo, tedofora numero dieci.

La fiamma olimpica ha così iniziato il suo cammino veneto da Verona, non solo come simbolo di sport e di Giochi, ma anche come luce capace di raccontare che perfino dalle ferite più profonde può nascere un messaggio di speranza. E che, a volte, due persone che il mondo vorrebbe nemiche possono correre insieme nella stessa direzione.