Diritti e coraggio

Manifestazione per l’Iran a Verona: appello alla libertà e alla fine della repressione

La mobilitazione veronese richiama l’attenzione internazionale sulle violenze e le privazioni subite dai cittadini iraniani, tra arresti, morti in piazza e crisi economica

Manifestazione per l’Iran a Verona: appello alla libertà e alla fine della repressione

Oggi, 17 gennaio 2026, a Verona in Piazza dei Signori centinaia di persone si sono ritrovate per manifestare in sostegno al popolo iraniano, organizzati da Amnesty International. Tra bandiere, striscioni e applausi, la piazza ha voluto dare voce a chi, in Iran, rischia la vita per chiedere diritti fondamentali e libertà.

La protesta iraniana: numeri e motivazioni

Il primo gennaio del 2026, le strade iraniane si sono tinte di dolore: i primi morti nelle piazze hanno acceso una scintilla di rabbia che ha travolto il paese. I funerali dei manifestanti uccisi hanno scatenato nuove mobilitazioni, fino a contare 36 morti e circa 1.200 arresti. Organizzazioni per i diritti umani parlano oggi di oltre 3.000 vittime, mentre altri giornali come la CBS News parlano di 20.000 persone. Persone costrette a curarsi in casa, mentre gli ospedali sono diventati trappole, accerchiati dalle forze di sicurezza che sequestrano feriti e corpi dei manifestanti.

Il crollo del rial ha acceso la miccia, ma non è sicuramente l’unico problema per il popolo iraniano: Teheran soffre carenze d’acqua, blackout quotidiani e prezzi insostenibili. Un televisore coreano nuovo equivale a quattro anni di affitto. Per milioni di iraniani, sopravvivere è diventata una lotta quotidiana.

Le parole dei manifestanti: la voce del popolo

Una donna iraniana presente alla manifestazione ha raccontato la sua testimonianza diretta:

“Il popolo iraniano non ha neanche il diritto ad alzare la voce, a chiedere quello che vuole. Bisogna sapere la storia, bisogna studiare e ristudiare la storia. Parlo in nome di 90 milioni di iraniani, e ci sono dei muri così alti che non vedono neanche la luce. Sono 7 giorni che non sentiamo i nostri cari, potete immaginare di non sentire la voce della vostra mamma? Potete immaginare di non poter sapere chi è vivo e chi non c’è più?

La donna ha aggiunto:

“Tra noi ci sono delle spie che registrano tutto, che appena arrivi in aeroporto a Teheran ti sequestrano il telefono e il passaporto e devi rispondere a tutte le cose che hai fatto. Oggi il popolo è ridotto in niente, non hanno da mangiare, non hanno la corrente, un popolo che dorme sul petrolio. Non possono farcela da sola, ma non siamo noi a dover scegliere cosa loro devono fare”.

Il sostegno delle istituzioni

Alla manifestazione era presente anche un assessore del Comune di Verona, che ha voluto ribadire il senso della partecipazione della città:

“Vogliamo che Verona sia città di pace, città dei diritti umani. Lo abbiamo ribadito in tantissime occasioni e lo ribadiremo anche in questi giorni con la Fiaccola Olimpica, sapendo che queste Olimpiadi non hanno portato con sé una tregua reale per tutti i conflitti del mondo.

Anche oggi ci tenevamo a essere al fianco del popolo iraniano e di tutte le persone della diaspora che vivono nella nostra città e che si trovano qui per dare voce. Grazie per continuare a mobilitare la nostra città, a renderla viva di diritti e a diffondere il valore della vita umana sopra ogni cosa”.

Assessore del Comune di Verona che parla ai manifestanti

Economia e repressione: le radici della crisi

Il rial iraniano ha iniziato a crollare dal 2018, quando le sanzioni internazionali hanno bloccato 120 miliardi di dollari di riserve estere. La moneta ha perso rapidamente valore: nel 2023 per un dollaro servivano mezzo milione di rial, nel 2024 un milione, alla fine del 2025 un milione e mezzo. La vita quotidiana è diventata un prezzo da pagare troppo alto per chi sogna solo di vivere dignitosamente.

Gli studenti dell’Università di Teheran denunciano:

questo sistema criminale ha preso in ostaggio il nostro futuro, e non va riformato ma battuto”.

L’opposizione alla Repubblica Islamica è ampia: chi scende in piazza è una minoranza, ma molti sognano la libertà in silenzio nelle loro case.

Il governo iraniano ha imposto un blackout quasi totale di Internet e delle comunicazioni, iniziato l’8 gennaio 2026. Spegnere la rete significa isolare, nascondere la sofferenza e soffocare le voci di chi protesta. Attivisti temono che l’Iran possa isolarsi completamente dal web globale, creando un “internet nazionale” sotto il controllo dello Stato, un silenzio forzato che tenta di cancellare le urla di chi lotta per la libertà.

Proteste della diaspora e pressione internazionale

Non solo l’Iran piange: le comunità di esuli scendono in piazza in Europa, a Berlino, Londra e Parigi, per portare sostegno e ricordare che il mondo osserva. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, ha lanciato un appello all’esercito iraniano affinché si unisca al popolo, amplificando il messaggio di speranza e resistenza.

A Verona, la piazza ha urlato con chi in Iran non può farlo: spegnere internet durante le proteste significa “oscurare i corpi che cadono”, hanno ricordato i manifestanti. La richiesta è chiara e urgente: fine immediata della repressione, liberazione dei prigionieri politici e diritto del popolo iraniano di decidere del proprio futuro. Tra lacrime e applausi, Verona ha voluto trasformare il silenzio di chi soffre in un grido che attraversa il mondo.