Attualità
Lo sfogo su Facebook

50 chilometri in bici per consegnare la cena all'ex assessore di Verona: l'odissea di un giovane rider

Andrea Bassi, protagonista inconsapevole di questa vicenda, non ha usato mezzi termini: "Ho deciso che mai e poi mai più utilizzerò questo tipo di servizio"

50 chilometri in bici per consegnare la cena all'ex assessore di Verona: l'odissea di un giovane rider
Attualità Verona Città, 17 Gennaio 2023 ore 13:07

Una vera e propria odissea quella che sono costretti ad affrontare quotidianamente i rider che forniscono un servizio di consegna a domicilio: la denuncia su Facebook dell'ex assessore di Verona, Andrea Bassi, protagonista inconsapevole di una di queste "missioni impossibili". Pensate, un giovane rider ha dovuto compiere circa 50 chilometri in sella alla sua bicicletta, per raggiungere l'abitazione dell'ex assessore Bassi. Lui, che ora non si occupa più di politica ha voluto commentare la vicenda per tenere accesi i riflettori su un mestiere, quello dei rider, che spesso e volentieri è decisamente troppo "duro". E come ci si sarebbe potuti aspettare, questo "sfogo" è diventato virale...

50 chilometri in bici per consegnare la cena all'ex assessore di Verona

"Vi voglio raccontare un fatto incredibile che mi è successo ieri sera e che mi ha fatto davvero riflettere su quanto lo sfruttamento delle multinazionali sia molto più vicino alla nostra realtà di quel che pensiamo."

Apre così il post di denuncia su Facebook Andrea Bassi, l'ex consigliere regionale della Lega e poi in Fratelli d’Italia fino al dicembre 2021, quando si è dimesso da assessore del Comune di Verona. Il post, pubblicato venerdì, fa riferimento a una vicenda che è avvenuta la sera prima, quando l'ex assessore ha ordinato del cibo da una catena di fast-food su un'app di consegne a domicilio. Il rider però ha impiegato circa tre ore per effettuare la consegna, percorrendo circa 50 km in bici prima di raggiungere la sua abitazione. E' questo il fatto sconvolgente che ha spinto Bassi a denunciare l'accaduto sui social.

Il post su Facebook

"Per questioni pratiche, ordino online presso una nota catena di fast-food optando (per la prima volta nella mia vita) di ricevere il tutto a casa. La catena però non effettua consegna diretta ma si avvale di altre realtà. Sono le 18.40 circa e la consegna stimata è dopo un'oretta, ma non ho alcuna fretta...

Alle 20.50 il fattorino doveva ancora arrivare. Decido di chiamare la catena di fast-food per chiedere spiegazioni di un simile ritardo. Si sono ovviamente scusati, mi hanno spiegato che il problema non dipendeva dal loro personale e mi hanno però garantito che entro poco la cosa sarebbe stata risolta.

Alle 21.10 circa, finalmente, l'applicazione inizia a segnalare l'avvicinamento (molto lento) del fattorino alla mia abitazione. Scendo bellicoso in strada pronto per chiedergli se fosse andato a farsi prima un giro sulla Luna, ma ad un tratto rimango di sasso, basito: il ragazzo (italianissimo) era a bordo di una bicicletta, tra l'altro parecchio carente sotto il profilo della sicurezza. Ho poi pure capito che era oberato di consegne e che ha dovuto attraversare praticamente l'intera città di Verona, per correre al fast-food, prendere la mia cacchio di cena, portarmela sotto casa e poi tornare nel capoluogo per chissà quale altro giro. Ovviamente l'incazzatura si è subito trasformata in pena e quasi angoscia che, se lo avessi avuto, gli avrei prestato pure un motorino....

Morale? Ho deciso che mai e poi mai più utilizzerò questo tipo di servizio. Non tanto per il rischio di ritardi o disguidi (che possono accadere, ci mancherebbe), ma soprattutto per non rischiare di avallare, seppur inconsapevolmente, un simile sistema che in queste condizioni rasenta lo schiavismo!"

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