Cronaca
Verona

Caso Morisi: la Procura chiede l'archivazione

La conferma arriva dalla procuratrice Angela Barbaglio.

Caso Morisi: la Procura chiede l'archivazione
Cronaca Verona Città, 30 Novembre 2021 ore 16:53

La Procura di Verona chiederà, nelle prossime ore, l’archiviazione dell’inchiesta sulla notte a base di sesso e droga con due giovani rumeni, che ha travolto Luca Morisi, lo spin doctor della comunicazione social del segretario della Lega Matteo Salvini. La conferma arriva dalla procuratrice Angela Barbaglio, che specifica:

"La richiesta di archiviazione è per particolare tenuità del fatto".

La Procura chiede l'archiviazione

Il creatore della "bestia" Luca Morisi, ex responsabile della comunicazione del leader del Carroccio, non sarà processato. Sulla testa dell'uomo pendeva l'accusa di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, le indagini hanno appurato che la droga dello stupro non apparteneva al 48enne, bensì ai due giovani che aveva contattato per una notte di sesso.

Cala così il sipario sulla vicenda giudiziaria che ha portato Morisi a dimettersi dal suo ruolo di grande burattinaio, che tirava i fili delle pagine social di Salvini mediante una comunicazione da molti considerata eccessiva, spregiudicata e al limite del socialmente accettabile. Molte le campagne "del fango" contro stranieri e drogati. Non particolare rispetto ed inclusività sono mai stati mostrati - ironia della sorte - anche verso minoranze come gli omosessuali.

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Le indagini

Un mese fa l’interrogatorio di fronte ai pubblici ministeri durante il quale Morisi ha ammesso di aver acquistato la cocaina per la serata, ma ha negato di aver procuratore la droga dello stupro. A suffragio della sua tesi le chat di quella notte del 14 agosto 2021 quando — dopo aver preso contatti con due giovani mediante un sito di incontri — proprio uno dei rumeni chiede al social media manager: "Ti portiamo G. Tu cosa usi?".

I due giovani rilasciano interviste e poi decidono di farsi interrogare. Non negano di aver portato la droga dello stupro ma sostengono che fu proprio Morisi ad offrire loro cocaina. Versione che il braccio destro di Salvini conferma. La difesa di Morisi sostiene la tesi che non ci sia stato "accordo preventivo" fra i tre per consumarla insieme, ciò significa che è escluso l’illecito del consumo di gruppo, come in effetti sostiene la Procura con la sua richiesta di archiviazione. In sostanza: ciascuno aveva il proprio stupefacente condiviso poi con cessioni reciproche. L'ultima parola ora sarà del gip.

La ricostruzione della notte

Il 14 agosto scorso a Belfiore, nel Veronese, dove Morisi vive, si è consumata la vicenda. L'ex guru della Lega prende contatto con due giovani che invita da lui per passare una notte tra sesso e droga. Si accorda per un pagamento di 2.500 euro e accetta che siano gli escort a portare la droga dello stupro. Lui invece ha già procurato la cocaina.

I giovani arrivano verso le 4 di notte e ha inizio il festino. Alle 15,30, la chiamata al 112 da parte di uno dei due rumeni, che lamenta un furto. Quando i carabinieri arrivano trovano Morisi e i due giovani che litigano in mezzo alla strada. Il giovane che ha effettuato la telefonata sostiene di volere fare una denuncia, accusa Morisi, consegna un flacone custodito nel suo zaino che contiene Lgh. E' in evidente stato confusionale.

"Abbiamo consumato cocaina, ce l’ha data lui".

Quando i militari entrano a casa di Morisi lui ammette di essere in possesso di cocaina e consegna una bustina con l’avanzo di 0,31 grammi. Tracce di polvere bianca vengono trovate su due vassoi. Per tutti e tre scatta la denuncia per cessione di stupefacenti.

L’1 settembre la mente dietro alla "bestia" si dimette da capo della comunicazione del Capitano, adducendo generici "motivi personali". Dopo nemmeno due settimane l'accaduto diventa di dominio pubblico, Morisi rilascia una nota:

"Non ho commesso alcun reato ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega, a mio padre e ai miei famigliari, al mio amico di sempre Andrea Paganella a fianco del quale ho avviato la mia attività professionale, a tutte le persone che mi vogliono bene e a me stesso".

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