Economia

Coldiretti Verona: vitivinicolo a due velocità, le preoccupazioni dei produttori veronesi

A livello nazionale la Coldiretti è impegnata nella campagna #iobevoitaliano per promuovere gli acquisti ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni italiano

Coldiretti Verona: vitivinicolo a due velocità, le preoccupazioni dei produttori veronesi
Verona Città, 10 Aprile 2020 ore 10:01

Numerose le preoccupazioni da parte delle imprese vitivinicole.

Veronesi preoccupati per il settore del vino

“Quello del vino veronese e veneto è un settore che naviga a vista. In virtù dei primati consolidati a livello internazionale in termini di produzione ed export la preoccupazione tra gli operatori è alta”.

E’ quanto rivela l’osservatorio di Coldiretti Veneto dopo aver riunito la filiera della consulta regionale. I tecnici di Coldiretti affermano: “Se le grandi aziende e la cooperazione hanno potuto fine a fine marzo resistere  garantendo buona parte dei volumi di vendita sono le piccole cantine e chi opera con la distribuzione tradizionale, bar, enoteche, ristoranti che sono in piena crisi. Di fatto anche se formalmente aperte, le imprese vitivinicole sono a vendite zero, per la chiusura dell’Horeca e per il blocco del turismo“. Niente degustazioni, nessuna visita, annullate le prenotazioni e i viaggi enogastronomici. Vale per i produttori veronesi sul Lago di Garda come per quelli dei Colli Euganei, per le realtà diffuse sulle colline di Conegliano Valdobbiadene dell’Asolano, passando per Vicenza, per arrivare alle storiche denominazioni veneziane che si affacciano sul litorale.

Le aziende non riescono a far fronte ai pagamenti

Con una superficie vitata verso i 100mila ettari e un valore delle esportazioni pari a 2,55 miliardi di euro nel 2019, il Veneto è la quarta potenza mondiale vitivinicola. Numeri che comprendono il lavoro delle macro realtà come pure quello di strutture ricettive più piccole, cantine abbinate ad agriturismi, bed and breakfast che innervano il Veneto del vino autoctono, fermo o spumante che animano uno sbocco, della sola vendita diretta ai consumatori, valutato di circa il 6-8% pari a circa 70 milioni di bottiglie all’anno. Nella provincia veronese, nel 2019 secondo i dati di Veneto Agricoltura, gli ettari vitati sono oltre 29mila e il valore delle esportazioni sono quasi 800 milioni di euro. Le stesse aziende non riescono a far fronte ai pagamenti e a finanziare il ciclo produttivo che, dalla campagna alla cantina, non si può fermare. Le misure messe in campo con il decreto annunciato ieri dal Governo andranno attentamente valutate per capire se rispondono effettivamente e in tempi brevissimi alle esigenze delle imprese. Certamente, oltre alla possibilità di nuovo indebitamento facilitato per garantire liquidità, come ha annunciato il premier Conte, ancora non si parla della compensazione a fondo perduto sulle perdite subite sotto forma di “risarcimento del danno”. Le medesime misure devono essere rese disponibili anche a bar, ristoranti, alberghi  per creare le condizioni per la ripresa ed evitare il blocco dei pagamenti delle forniture a cui si sta assistendo.

La proposta di Coldiretti

A questo primo pacchetto Coldiretti ha proposto di aggiungere altre misure per affrontare una prossima inderogabile scadenza, la vendemmia. Daniele Salvagno, Presidente di Coldiretti Veneto e Verona spiega:

“Una vendemmia, quella del 2020, che affronteremo con il rischio di scorte importanti. E’ necessario  eliminare il surplus di prodotti e ridurre le quantità di uve da raccogliere favorendo la loro qualità. Distillazione di quanto non è stato  commercializzato, sostegno allo stoccaggio dei vini in invecchiamento, vendemmia verde selettiva per ottenere uva di qualità assoluta  sono le misure richieste. Puntiamo a ridurre la quantità mediamente del 15% delle scorte in cantina, per  aumentare ulteriormente la qualità perchè questo farà la differenza per la prossima stagione”.

A livello nazionale la Coldiretti è impegnata nella campagna #iobevoitaliano per promuovere gli acquisti ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni italiano finanziando un piano straordinario di comunicazione sul vino che rappresenta da sempre all’estero un elemento di traino per l’intero Made in Italy, alimentare e non. Le risorse dovranno arrivare anche dall’Unione Europea con misura OCM promozione che dovrà consentire alle cantine di utilizzare i fondi anche per attività di informazione e promozione sul mercato interno e Europeo. Bisogna semplificare e rendere più flessibile la gestione di tutte le misure del Programma Nazionale di Sostegno finanziato con i fondi di settore Ue – OCM vino con i primi passi importanti già stati previsti nel recente decreto Ministero delle Politiche Agricole del 31 marzo che tuttavia ancora non bastano.

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