Verona

Covid, medico di base infettata dal paziente scrive a Zaia: “Vada lei a fare i tamponi”

Ha lottato per 7 mesi contro il Coronavirus che l'ha colpita duramente portandola due volte in fin di vita in rianimazione.

Covid, medico di base infettata dal paziente scrive a Zaia: “Vada lei a fare i tamponi”
Verona Città, 04 Novembre 2020 ore 10:46

Fa discutere il tema dei tamponi svolti dai medici di base.

La polemica

Una lettera aperta al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, da un medico di famiglia veronese, Franca Mirandola, che ha contratto il Covid-19 proprio sul posto di lavoro. Manca la sicurezza, è proprio quello che emerge dalle parole del medico di famiglia che ha deciso di rivolgere la sua lettera anche al Ministro della Salute Roberto Speranza. Una vera e propria critica rivolta proprio all’ordinanza del Governatore che pone l’obbligo di screening con tamponi rapidi ai pazienti da parte dei medici di base.

Franca Mirandola, dirigente nazionale Fismu (Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti), nella sua lettera indirizzata a Zaia scrive:

“L’ordinanza interpreta punitivamente un già inconsistente, e inadeguato, accordo nazionale, che da una lato impone l’obbligatorietà per i medici di fare i test per il Coronavirus, dall’altro prevede la necessità che fossero fatti in sicurezza. Una condizione, questa ultima, che esclude la maggioranza degli ambulatori, oltre l’80% delle strutture, e impone alle istituzioni pubbliche di mettere a disposizione locali adeguati, personale, e, in tutti i casi, sufficienti dispositivi di protezione personale”.

La provocazione

Il medico di base ha voluto anche rivolgere una provocazione al Governatore scrivendo:

“ Per fare un tampone, basta fare un mini-corso, non è necessario un medico: vada lei e la sua Giunta a farli, magari viene anche il ministro Speranza (che ha tanto celebrato l’accordo nazionale) senza dispositivi di sicurezza, come chiedete a noi”.

Ha lottato contro il Covid-19

Mirandola inoltre nella sua lettera aggiunge:

Dopo 7 mesi sono finalmente uscita dall’ospedale dove i miei colleghi, che ringrazio ogni giorno, mi hanno curato da questa ‘bestia’, il Covid-19, che mi ha colpito duramente portandomi due volte in fin di vita in rianimazione. E ancora lotto con le conseguenze della malattia. Un male che mi ha preso in ostaggio molti mesi fa mentre facevo appunto il mio lavoro, tra i miei pazienti, senza, purtroppo, adeguati dispositivi di sicurezza, assenti per precise responsabilità politiche. Quell’accordo nazionale è inadeguato rispetto alla gravità della situazione”.

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