Emergenza Covid-19

Dimesse 439 persone, Zaia: “La prima cura al Coronavirus siamo noi” VIDEO

Stanno procedendo anche le donazioni: siamo già ad oltre 8 milioni di euro che provengono sia da aziende che da privati

25 Marzo 2020 ore 15:46

Durante il punto stampa di oggi, 25 marzo 2020, il presidente Luca Zaia ha invitato a rispettare le restrizioni e ha posto l’attenzione su alcuni aggiornamenti sulla situazione negli ospedali.

Il Coronavirus lo possiamo sconfiggere solo noi

Zaia, durante il consueto appuntamento con la stampa ha reso noto che restano valide le chiusure dei punti vendita e le passeggiate entro i 200 metri dalla propria abitazione. Si sta valutando per casi eccezionali (ad esempio, genitori con figli autistici) di concedere delle deroghe e permettere loro di allontanarsi di più.

“La prima cura al corona virus siamo noi (…) è vero perché i nostri sanitari fanno un lavoro eccezionale ma dobbiamo aiutarli noi”.

Non si può ancora abbassare la guardia: coloro che non hanno impegni improrogabili devono restare a casa ed è questa la cura contro il virus. Gli anziani soprattutto devono evitare di uscire: se hanno difficoltà, possono contattare il sindaco e chiedere aiuto, magari alle diverse associazioni di volontari già attive. Durissime le parole del presidente Zaia:C’è poco da scherzare: le cose positive le dirò quando sarà il momento di dirvele“.

Nuove donazioni

Stanno procedendo anche le donazioni: siamo già ad oltre 8 milioni di euro che provengono sia da aziende che da privati e altre due grosse donazioni stanno arrivando alle casse della Regione. De Longhi ha versato 3 milioni di euro (di cui 1 milione è destinato a Treviso all’associazione Onlus “Per Mio Figlio”). Un grande segnale che arriva dall’imprenditoria veneta e che viene imitato anche da altre aziende note come Zoppas, che ha donato 1 milione, Doris (responsabile del gruppo Mediolanum) che ha versato 5 milioni e Moretti Polegato (volto del gruppo Geox e Diadora) che ha donato 1 milione.

Cosa succede negli ospedali

Ci sono diversi reparti con ridotta operatività e meno sale operatorie disponibili perché i letti sono stati utilizzati per ospitare pazienti infetti, attaccati ai respiratori che si usano per gli interventi.

“Abbiamo sotto controllo le postazioni e pronto un piano di trasferimenti, come fatto per gli infermieri. Abbiamo anche un modello formativo per intensivisti: 8 ore e mezza di training per diventare un medico da trincea”.

Si stanno pensando a modi alternativi per le attività mediche o fisiatriche a domicilio. Ulteriori aggiornamenti con le prossime conferenze stampa.

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