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L’influenza aviaria si ripercuote sull'occupazione: Aia ricorre alla cassa integrazione

Il virus ha colpito numerosi tacchini e gli allevamenti sono bloccati fino al 31 gennaio 2021.

L’influenza aviaria si ripercuote sull'occupazione: Aia ricorre alla cassa integrazione
Economia Legnago e bassa, 14 Gennaio 2022 ore 09:59

Ha destato molta preoccupazione l’aumento dei focolai di influenza aviaria in provincia di Verona negli ultimi mesi del 2021. A farne le spese ora sono le aziende e Aia ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione.

Influenza aviaria, oltre 300 focolai a fine 2021

La prima segnalazione di influenza aviaria era stata effettuata venerdì 22 ottobre 2021 con l’individuazione di un focolaio H5N1 in un allevamento di tacchini a Ronco all’Adige. A distanza di una sola settimana, un altro allevamento di tacchini è stato contagiato dall’influenza aviaria interessando 11mila tacchini.

Martedì 2 novembre 2021 sono stati registrati altri focolai sempre del virus influenzale sottotipo H5N1 in altri due allevamenti di tacchini a Ronco all’Adige e uno invece all’interno di una struttura situata a San Bonifacio. Il fenomeno si è poi propagato velocemente in provincia colpendo numerosi allevamenti. Alla fine del 2021 si sono contati oltre 300 focolai.

Ancora stop in provincia di Verona

Nelle aree di rischio medio e densità bassa gli accasamenti possono avvenire mediante l’invio, da parte delle filiere o degli allevatori, di una programmazione ai Servizi Veterinari territorialmente competenti.

Nelle aree di rischio medio, ma a densità media e alta, per dare il via all’accasamento serve il parere favorevole della Regione a seguito di presentazione di una programmazione che deve rispettare una distanza minima di 1.100 metri tra allevamenti di tacchini da carne e broiler e 1.500 metri tra allevamenti di galline ovaiole. Per quanto riguarda la provincia di Verona l’orizzonte è più cupo.

“Dobbiamo restare ancora fermi in attesa di nuove disposizioni ministeriali – spiega Diego Zoccante, vicepresidente della sezione avicola regionale e presidente di quella scaligera -. Il nostro territorio è tutto in zona rossa, anche quello che non ha avuto focolai, come la Lessinia, in quanto possiede la più alta concentrazione di allevamenti avicoli. Ci auguriamo che non ci siano altri focolai, in modo da poter ripartire anche noi con la produzione”.

Aia in cassa integrazione

A causa dell’influenza aviaria l’azienda Aia, capofila dell’industria alimentare avicola, ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione. Lo stabilimento situato a Santa Maria di Zevio ha deciso di ricorrere, fino al 31 marzo 2022, alla cassa integrazione. L’azienda deve fare i conti con i problemi derivanti dall’influenza aviaria dato che, nonostante a livello di sicurezza alimentare non ci siano problemi, il virus ha colpito numerosi tacchini e gli allevamenti sono bloccati fino al 31 gennaio 2021.

Negli stabilimenti di Nogarole Rocca e di San Martino Buon Albergo la produzione è nettamente calata tant’è che i lavoratori hanno turni di 2-3 ore alla settimana o solo quello della mattina. L’influenza aviaria ha avuto un impatto pesante sulla produzione che ha determinato purtroppo una riduzione del reddito. I sindacati hanno chiesto un tavolo in Regione per adottare un ammortizzatore sociale per i lavoratori a tempo determinato.

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